Nel post-pandemia la ripresa economica europea passa, obbligatoriamente, dall’industria fieristica volano strategico per gli scambi commerciali e piattaforma di eccellenza per l’internazionalizzazione.

Se già da decenni le fiere dimostrano di svolgere un ruolo importante come supporto allo sviluppo delle imprese – contribuendo in maniera significativa alla crescita del sistema produttivo locale – è in tempi più recenti che il sistema fieristico appare nevralgico per il rinvigorimento del tessuto economico locale e lo sviluppo dell’export. Questo si dimostra essere vero, in particolare, per la realtà italiana in cui l’apparato delle manifestazioni assume un ruolo cardine per lo sviluppo trasversale di tutti i comparti del “Made in Italy” tanto da porre il nesso fra l’economia del Paese e il suo sistema fieristico al centro di di un primo rapporto economico-scientifico dal titolo “L’Italia delle Fiere Internazionali”.

Il 50% delle esportazioni italiane nasce grazie a contatti attivati e sviluppati in occasione delle rassegne espositive: dalle conoscenze casuali alla soddisfazione generale per la qualità del networking fino al senso di appartenenza alla community; sono queste le radici per un sano modo di fare business che arriva oltre confine, alla ricerca di futuri fornitori e dell’ispirazione verso nuove idee per superare le frontiere e solidificare le proprie scelte di fornitura.

Soprattutto per le PMI, spina dorsale del sistema produttivo italiano, la fiera rimane un elemento chiave e un momento formativo imprescindibile per la vita stessa dell’azienda. Non a caso sono state le PMI ad aver sofferto maggiormente durante l’emergenza pandemica al punto da dover abbandonare i mercati esteri sui quali avevano pianificato di investire.

Come avanzare dunque nel processo di internazionalizzazione che rende ormai maturi i tempi per soddisfare la vocazione internazionale delle imprese italiane?

Strada obbligata per i poli espositivi e per le aziende è il passaggio dall’intento di incrementare gli sbocchi per l’export “Made in Italy” a quello di ottenere una presenza diretta sui nuovi mercati attraverso accordi con operatori locali che organizzino momenti espositivi e confronti in loco al fine di arrivare direttamente ai luoghi emergenti di consumo ancora prima che cercare di attrarre buyer da paesi lontani.

E mentre il sistema fieristico si pone come priorità il sostanziale ripensamento delle proprie strategie per collocarsi come facilitatore del processo di internazionalizzazione, le PMI possono trovare, nei nuovi mercati, alternative valide per fronteggiare la stagnazione dei consumi interni e il supporto di una struttura adeguata che le accompagni nel loro percorso grazie competenze, filiere di prodotto e sinergie di settore.

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Pianificare una strategia di politica economica e industriale volta “all’estero”, e predisporre un piano di investimenti pubblici orientati a settori chiave per l’export, costituiscono la nuova linfa per il rilancio del settore dopo i difficili anni di pandemia.

Con l’obiettivo di investire nella competitività delle aziende e alla crescita del tessuto industriale diventa prioritario, infine, guardare al modello organizzativo tedesco in cui l’associazione tra i quartieri diviene centrale per tutto il sistema, definisce le strategie ed eroga i contributi in accordo con il Ministero, pianifica centralmente il calendario degli eventi fieristici e coordina a pieni poteri tutte le attività all’estero.

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