L’elemento cardine su cui ruota una sana comunicazione è l’ascolto.

Accogliere in maniera positiva ed energica ciò che l’interlocutore ci trasmette è il fondamento di un ascolto attivo puro e rappresentativo di un reale sforzo per capire l’altra persona, metabolizzare le informazioni ricevute ed esprimere un’opinione consona rispetto a quanto ci è stato detto.

Che si tratti di un rapporto personale o professionale, modalità ad oggi sempre più ravvicinate, assorbire le parole dell’interlocutore e interagire in modo costruttivo con esse richiede una modalità di ascolto fortemente empatica caratterizzata dalla versatilità nel modificare il nostro modo di porci in funzione di chi abbiamo davanti.

Dalla forma più semplice di empatia positiva, suscettibile di accogliere e condividere la gioia dell’altro, a quella di tipo cognitivo (fondata sulla percezione della prospettiva e del punto di vista intellettivo altrui senza implicazioni emotive), fino alle forme più complesse di empatia emozionale e comportamentale, la capacità di mettersi “nei panni dell’altro”sul piano emotivo è una dote naturale in alcune persone ma anche un esercizio appreso utile per migliorare i rapporti interpersonali e professionali protagonisti dello scenario relazionale odierno.

Dalle abitudini quotidiane alle vicissitudini lavorative, l’empatia è un chiaro elemento di miglioramento in grado di innalzare la comunicazione ad un livello più evoluto rendendola più sicura, consapevole e vincente in ogni forma di interazione.

Negli ultimi tempi l’empatia è sempre più valorizzata soprattutto in ambito professionale. In un contesto aziendale, infatti, la decisione che spinge il cliente all’acquisto è influenzata dalle emozioni che l’azienda sa trasmettere e la comunicazione più efficace per raggiungere questo obiettivo è quella intrisa di emozione: saper gestire tono e colore della voce, linguaggio del corpo, prossemica e comportamento cinesico permette uno stile comunicativo efficace utile nel rapporto con gli altri e distintivo anche in quello col cliente.

Il valore della comunicazione empatica è particolarmente evidente anche nella scrittura (basti pensare al mondo del copywriting) quando l’obiettivo è scrivere per avvicinare emotivamente il lettore e si utilizzano metodologie narrative incentrate sulla valorizzazione dell’emozione, prima fra tutte quella dello storytelling. Si può “comunicare” in vari modi ma attraverso un racconto emotivo la passione fluisce direttamente dentro l’oggetto suscitando una conseguente risposta emotiva del lettore. Che si tratti di un’azienda o di un prodotto, non è importante solo raccontare la propria storia ma occorre essere pronti ad ascoltare le storie e le emozioni generate da ciò che è stato raccontato. Considerato che ad oggi gran parte della comunicazione avviene per iscritto (tramite e-mail, sms, via chat) scrivere in maniera empatica significa comprendere le esigenze del lettore e ricalcare le sue modalità comunicative in modo efficace per invogliarlo all’accettazione e, infine, a fidalizzarlo.

Il concetto di empatia, elemento principe delle attività relazionali ha avuto un’ulteriore evoluzione in “epoca di Coronavirus” che, riducendo drasticamente l’attività di socializzazione ai soli sistemi tecnologici, ha portato profondi cambiamenti nelle fondamenta dei rapporti stessi a partire dall’utilizzo dello smartphone: da una modalità di comunicazione asettica e incentrata sul passaggio veloce delle informazioni (con sms e semplici messaggi informativi) ad una modalità fortemente integrata da aspetti di “paraverbale” in cui il tono, la velocità, il timbro e il volume della voce diventano fondamenti di un processo empatico sempre in primo piano.

Inoltre, con la distanza sociale e la modifica dei ritmi quotidiani imposti dalla pandemia, si è rafforzata anche la cognizione del ruolo essenziale dei rapporti interpersonali e della partecipazione sociale attraverso le componenti della comunicazione, verbale, non verbale e paraverbale. L’incremento dell’utilizzo di videochiamate e chat video è un esempio di come si sia acuita la consapevolezza di dover lavorare di più nel processo di elaborazione dei segnali non verbali come le espressioni facciali, il tono della voce e il linguaggio del corpo annesse all’esperienza della chat stessa, non senza conseguenze e implicazioni generali anche nelle comunicazioni di marketing e nell’utilizzo dei Social Media (con la predilezione dell’impiego di segni ortografici, maiuscole, emoticon e GIF animate).

Corollario di una ricerca sempre più evidente di situazioni empatiche, anche la tecnologia ha subito un cambio di rotta accorciando le distanze sociali (fenomeno evidente nella commistione tra lavoro e vita privata tipica dell’era post pandemia) e ponendosi al servizio in una sempre più marcata ricerca di una modalità che possa esprimere al meglio l’esperienza personale nella sua complessità.

Vivendo in prima persona una forte inclinazione empatica, a volte percepita come un segno di debolezza, provo molta curiosità e un certo piacere nell’osservare come l’evoluzione dei rapporti sociali nell’epoca attuale valorizzi le competenze interpersonali come migliorative delle relazioni in generale, e anche di quelle di business, e le consideri una risorsa preziosa per una società in costante evoluzione.

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